E’ del Settembre 2025 il Convegno, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità “Promuovere la salute delle persone caregiver familiari in ottica di genere: prospettive future”. Adesso, a distanza di qualche settimana-mese è stato pubblicato il relativo Rapporto (denominato ISTISAN 11/2026).
Cominciamo a leggere l’Abstract:
“Nel panorama demografico italiano caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente diffusione delle patologie croniche, essere caregiver familiare significa essere un pilastro invisibile ma indispensabile del sistema di welfare e di salute pubblica. Tuttavia, prendersi cura di una persona comporta un costo in termini di salute psicofisica, isolamento sociale e sacrifici professionali per chi la presta. Il rapporto presenta i risultati di una ricerca nazionale sull’impatto del genere sulla salute delle persone caregiver familiari. Lo studio, condotto su 2033 caregiver familiari, evidenzia una vulnerabilità marcatamente femminile: le donne risultano maggiormente esposte a carichi di cura più intensi e prolungati, con una minore probabilità di condividere la responsabilità assistenziale e riportano livelli di stress e patologie superiori agli uomini, sui quali pesa invece un bias di sottostima del disagio. L’indagine qui presentata mira a trasformare l’esperienza soggettiva del caregiving in evidenza scientifica, ponendo le basi per politiche sanitarie inclusive e sostenibili”.
Parole chiave: Caregiver familiari; Differenze di genere; Stress; Strategie di coping
Il Rapporto, innanzitutto, inizia dando una definizione dei Caregiver, partendo anche in questo caso dalle Normative: “Si definisce caregiver familiare la persona che fornisce assistenza primaria, gratuita e continuativa, a un/una familiare o partner con condizioni cliniche invalidanti o croniche, garantendo il supporto necessario per le attività della vita quotidiana. La tutela della salute di questa figura rappresenta oggi una priorità di salute pubblica”. In tale direzione si muove il recente intervento normativo del Consiglio dei Ministri (12 gennaio 2026), che ha approvato un Disegno di Legge per definire un quadro giuridico organico di tutela. Il provvedimento mira a riconoscere il valore sociale ed economico delle persone caregiver familiari, offrendo diritti e sostegno per contrastare l’isolamento dei nuclei familiari più fragili.
Prima Parte: Stato di Salute delle Persone Caregiver Familiari: la Ricerca Scientifica.
Si tratta di uno Studio svolto nel biennio 2024-2025 dal Centro di Riferimento per la Medicina di Genere in collaborazione con l’Associazione Malattie Rare, con gli obiettivi di valutare lo stress psico-fisico dei caregiver familiari , distribuiti per sesso ed età e confrontando tali dati con quelli della Popolazione Generale, nonché validare lo stress psicologico quale indicatore predittivo di salute per la popolazione dei e delle caregiver allo scopo di identificare quei e/o quelle caregiver a maggior rischio per la salute stress correlata.
Risultati Ottenuti:
Sono stati arruolati 2.033 Caregiver Familiari, quasi l’83% di Sesso Femminile ed oltre il 40% di età superiore ai 55 anni. Oltre la metà dei caregivers dedica tra le 30 e le 40 ore settimanali, svolgendo più di 30 compiti la settimana. La prevalenza di tali soggetti svolge attività di caregiver da oltre 10 anni. Oltre l’80% svolge tale attività al domicilio, prevalentemente come unico caregiver. A parte qualche assistenza istituzionale, la maggioranza dei Caregiver non gode di nessun altro aiuto. Nel confronto statistico dei dati correlati al Genere, si segnala come le Donne svolgano, rispetto agli Uomini, tale attività da più anni, per più ore giornaliere, con minore aiuto familiare e generalmente al domicilio. Tale carico di lavoro viene percepito dalla maggioranza della Popolazione valutata, come pesante, soprattutto dalle Donne. Lo stress percepito viene percepito alto e severo in circa 1 Caregiver su 4 e moderato in 2 su 3. Le Femmine percepiscono uno stress mediamente più severo.
Valutando l’incidenza ed il peso di eventuali Malattie, I dati mostrano come quasi metà del campione (40,6%) soffra di disturbi di salute di cui non soffriva prima di assumere il ruolo di caregiver familiare, con le donne che riportano più frequentemente disturbi di salute rispetto agli uomini (il 31,8% del totale dei caregiver uomini riporta disturbi di salute insorti successivamente all’inizio dell’attività di caregiving, contro il 42,4% delle caregiver donne; test esatto di Fisher, p<<0,001). Complessivamente le Donne percepiscono uno stato di salute peggiore rispetto agli uomini, con anche un numero di Patologie più elevato. I Disturbi prevalentemente presenti riguardano i disturbi psichici, quelli muscolo-scheletrici, quelli gastro-intestinali, quelli cardio-vascolari e quelli del sistema immunitario. L’incidenza di disturbi depressivi rilevanti sono risultati presenti prevalentemente nelle Donne. Queste ultime maggiormente rinunciato a controlli medici e visite programmate, senza però rinunciare ai ricoveri programmati. Il livello di stress percepito dalle donne è maggiore di quello percepito dagli uomini, specie se le prime sono giovani, dedicano un elevato numero di ore settimanali ed assistono un Familiare don Demenza.
Le conclusioni del Rapporto
Leggiamo ora le conclusioni del Rapporto appena descritto:
In conclusione, la salute della persona caregiver familiare deve essere considerata una priorità di sanità pubblica. Attraverso un contributo ancora oggi ampiamente “sommerso”, queste figure rappresentano un pilastro del sistema socio-sanitario nazionale, colmando il divario tra una domanda di assistenza crescente e un’offerta pubblica e privata spesso frammentaria. Riconoscere esplicitamente il ruolo del genere nella definizione dei bisogni di salute dei e delle caregiver costituisce una condizione imprescindibile per qualsiasi politica di sostegno realmente efficace. Solo un approccio integrato, che coniughi riconoscimento normativo, supporto clinico psicologico e promozione della resilienza, potrà garantire la tenuta di un sistema di cura che, allo stato attuale, poggia prevalentemente sulle risorse delle famiglie. In tale prospettiva, l’inclusione sistematica dell’analisi di genere deve essere considerata non un’opzione metodologica, ma uno standard scientifico e programmatorio.
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Post n° 365 (8° del 2026) Inserito il 02 Agosto 2026 – Testo by giuliani gian carlo – Foto: www.nia.nih.gov/caregiving
Presentazione del Blog di Formazione-Sanitaria.it
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