Come già segnalato in un precedente post (“I 75enni Italiani come i 65enni di altre Nazioni” del 04 Aprile 2019) l’Invecchiamento della Popolazione è un fenomeno demografico e sociale che sta interessando tutti i Paesi del Mondo e non solo il nostro, ove la % degli ultra-65enni si sta rapidamente avvicinando al 25%, vale a dire 1 Persona su 4 oltre i 65 anni. Un cambiamento così repentino e dei numeri talmente evidenti da farci ricredere su definizioni, convinzioni e classificazioni sui cosiddetti Anziani; soprattutto sul quando questi ultimi diventino tali.
E’ di alcuni anni orsono ed in particolare dal Congresso della S.I.G.G. (Società Italiana di Geriatria e Gerontologia) svoltosi nel Novembre 2018 che il cut-off tra Adulti ed Anziani ha alzato l’asticella dai 65 ai 75 anni, modificando l’età di inizio della cosiddetta Terza Età. Secondo Niccolò Marchionni, professore ordinario dell’Università di Firenze e direttore del dipartimento cardiovascolare dell’Ospedale Careggi, “un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980″. Questo tenendo anche conto di come si è anziani quando si ha un’aspettativa media di vita di dieci anni.
Ecco la suddivisione dettagliata delle fasce d’età, spesso utilizzata in geriatria e da enti come la SIGG Società Italiana di Gerontologia e Geriatria:
- Giovani Anziani (65-74 anni): Persone spesso ancora in buona salute, talvolta attive nel mondo del lavoro o nel contesto sociale/familiare.
- Anziani (75-84 anni): Fascia in cui solitamente iniziano a presentarsi maggiori necessità di supporto.
- Grandi Vecchi o grandi Anziani (85-99 anni): Gruppo ad alto rischio di non autosufficienza.
- Centenari (100 e + anni): Popolazione in forte crescita; in Italia al 1° gennaio 2025 si contavano 23.548 residenti con almeno cento anni.
All’interno dei 100+ anni distinguiamo i centenari (dai 100 a 110 anni) ed i supercentenari, che superano i 110 anni, che rappresentano un gruppo estremamente ristretto, stimato tra le 300 e 450 unità a livello mondiale nel 2024, un numero in crescita rispetto al passato. La maggior parte risiede in “Blue Zones” come Sardegna e Giappone, con una netta prevalenza femminile.
A livello mondiale, il record di longevità è detenuto oggi, tra gli uomini, da João Marinho Neto, residente in Brasile (113 anni) e, per le donne, da Ethel Caterham, residente nel Regno Unito (116 anni). La persona più longeva di sempre è Jeanne Calment, francese di Arles, che aveva 122 anni alla data di morte nel 1997.
La segnalazione di oggi è relativa ad un paper di revisione, che ha segnalato la popolazione dei supercentenari brasiliani, che rappresentano una curiosa ed imprevista % nell’ambito della popolazione mondiale. Leggiamo alcuni brani dello stesso.
“Il Brasile possiede la più ricca diversità genetica al mondo, frutto di secoli di mescolanza tra diversi gruppi di popolazione. A partire dal 1500, con l’arrivo dei colonizzatori portoghesi, iniziò un intenso processo di contatto con le popolazioni native americane che avevano abitato il territorio per migliaia di anni. Tra il XVII e il XIX secolo, circa 4 milioni di africani ridotti in schiavitù furono portati principalmente dall’Africa occidentale, lasciando un’eredità genetica profonda ed eterogenea. Dalla fine del XIX secolo fino alla prima metà del XX secolo, il paese accolse milioni di immigrati europei, prevalentemente italiani, tedeschi e portoghesi. Un’ondata significativa di immigrazione giapponese iniziò nel 1908, dando origine alla più grande comunità giapponese al di fuori del Giappone. Questo complesso arazzo di ascendenze ha dato origine a una popolazione altamente mescolata, con modelli genomici unici che possono influenzare tratti multifattoriali come la resilienza biologica e la longevità. La scoperta di rare varianti genetiche potrebbe essere alla base di adattamenti immunologici o biologici unici che contribuiscono a un invecchiamento sano in questa popolazione. Secondo le attuali statistiche, il Brasile è un Paese di spicco nel panorama mondiale della longevità, in particolare tra gli uomini. Tre dei 10 supercentenari maschi più longevi al mondo sono brasiliani, tra cui l’uomo vivente più anziano, secondo il Guinness dei primati, nato il 5 ottobre 1912: un risultato notevole, considerando che la longevità estrema maschile è significativamente meno comune di quella femminile. Questa disparità di genere può essere attribuita a fattori quali un maggiore carico di comorbilità, un aumento del rischio cardiovascolare, esposizioni professionali pregresse, una maggiore prevalenza di comportamenti a rischio e differenze ormonali e immunologiche. Pertanto, l’accesso a un campione validato di ultracentenari maschi, in particolare tra coloro che non hanno accesso alla medicina moderna, offre una rara opportunità scientifica per indagare i fattori di resilienza e resistenza immunitaria in un gruppo tipicamente sottorappresentato. Un altro dato degno di nota è che il numero di ultracentenarie brasiliane tra le 15 donne più longeve al mondo, secondo LongeviQuest, supera quello di paesi più popolosi e sviluppati, come gli Stati Uniti. Ciò evidenzia il potenziale della popolazione brasiliana, caratterizzata da un’elevata mescolanza genetica e da un’ampia eterogeneità socio-ambientale, come fonte unica di approfondimenti sui meccanismi alla base dell’invecchiamento sano e della longevità estrema.
La convergenza tra una robusta funzione delle cellule immunitarie, sistemi di mantenimento proteico preservati e integrità fisiologica sistemica rende i supercentenari un modello eccezionale per lo studio della resilienza biologica nell’invecchiamento sano. Invece di limitarsi a sopravvivere fino a un’età avanzata, questi individui resistono attivamente ai segni distintivi dell’invecchiamento, offrendo spunti che potrebbero ridefinire la nostra comprensione della longevità e orientare futuri interventi per prolungare la durata della salute.
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Post n° 359 (2° del 2026) – Inserito il 26 Gennaio 2026 – Testo di giuliani gian carlo – Foto genomicpress
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